Islanda a impatto zero.

La meta del Viaggio è l’Islanda un posto dove è la natura a fare da padrona: si passa dai ghiacciai al deserto, dal sole cocente al gelo, dalla tempesta di neve a quella di sabbia. L’ idea del viaggio è quella di pedalare da solo e in autosostentamento ossia spendendo solamente i soldi del volo e cercando di procurarmi il cibo autonomamente.
Itinerario previsto (meteo permettendo): arrivo il 28 mattina a Keflavik aeroporto a SudOvest dell’isola in prossimità di Reykjavik, da qui pedalerò verso Est nella zona del vulcano Hekla. Andrò quindi in direzione Nordest percorrendo tutta la F26 ossia la Sprengisandur route, strada che attraversa il deserto lunga circa 200km. Giunto sulla costa Nord procederò’ in direzione WestFjords che sono, insieme al deserto, i punti più selvaggi dell’isola. Seguendo la Ring road verso Sud infine farò ritorno velocemente a Keflavik per il volo di rientro fissato per l 8 Agosto.

28/7
Purtroppo la partenza non è stata come me l’ero immaginata… diciamo che peggio di così non poteva iniziare… arrivato all’ aereoporto di Keflavik i miei due bagagli in stiva (quello con la bici e quello con i vestiti) risultano dispersi non si sa dove e non si sa se e quando arriveranno… con me ho solo uno zainetto e il casco della bicicletta.
La frustrazione dovuta a questa situazione ma fortunatamente dopo non troppo tempo la tendenza si inverte. Dopo una telefonata al direttore del reparto bagagli smarriti della wow air è incredibilmente ricomparso il mio bagaglio!! A parte qualche ammaccatura alla bici prontamente sistemata, tutto fila incredibilmente liscio e alle 8 di sera riesco a partire finalmente dall’aereoporto di Keflavik!!

30/7
Mi trovo sulla f26 tra il vulcano Hekla e l’altura Bùrfell. Ieri sono partito da Reckyavik e ho percorso circa 140/150km di cui i primi 100 senza problemi mentre i restanti sono stati un vero calvario: il vento incessante contrario si è intensificato man mano che mi dirigevo verso il deserto costringendomi a pedalare col rapporto minimo come se fossi su una salita al 18%, forte tanto da fermarmi e da buttarmi fuori strada. Giusto per vedere ho provato a girare la bici nel senso opposto e il vento riusciva a spingermi senza pedalare come se avessi avuto una bicicletta elettrica!
In serata il vento si è trasformato in una vera e propria tempesta di sabbia; ho quindi deciso di fermarmi e ripararmi nella tenda cercando di proteggerla costruendo una muraglia di sassi. Il vento era talmente forte che ho dovuto inseguire una scarpa, sfuggitami mentre mi infilavo nella tenda, per diverse centinaia di metri finché non si è fermata in un cespuglio. Di ritorno al campo l’amara scoperta: il portapacchi posteriore completamente distrutto… ci si penserà domani, adesso il vento è troppo forte. Questa mattina alla sveglia il tempo è bello ma c’è ancora abbastanza vento e la tenda ha all interno un dito di polvere infiltratasi durante la notte. Dopo la colazione mi dedico alla riparazione del portapacchi eseguita utilizzando delle fascette e spiedi per cuocere il pesce… sperem. Adesso vedo di smontare il campo e rimettermi in cammino… il segnale sta per scomparire quindi potrebbe passare diverso tempo prima del prossimo aggiornamento.

3/8
Allora… un pò di cose sono successe dall’ultimo aggiornamento. Imboccata la strada del deserto ho avuto a che fare con vento davvero forte per un giorno ancora quando finalmente ha deciso di calmarsi.
Sulla Sprengisandur non ho incontrato nessuno a piedi o in bici… solamente alcuni mezzi 4×4 dei tour turistici che come durante un safari ogni tanto si fermavano a farmi delle foto e darmi delle noccioline😳. Il fondo stradale era davvero messo male: zone pietrose che facevano saltare le otturazioni ai denti si alternavano a fosse sabbiose dov’ era impossibile pedalare… tutto ciò ha messo a dura prova Lella (la bici, che è andata incontro a diversi guasti e forature) e i portapacchi che si sono letteralmente sbriciolati (alla fine della pista quello posteriore è tenuto assieme con degli spiedi per il pesce, dei picchetti della tenda e le placche laterali del multi tools mentre quello anteriore è stato sostituito con una targa di una macchina trovata lungo la pista). Anche il mio fisico è stato messo a dura prova: una sera un ginocchio era talmente gonfio da non piegarsi più, i patimenti al deretano mi hanno costretto a imbottire il sellino con un pezzo del materassino di spugna e i mignoli di entrambe le mani non hanno ancora ripreso sensibilità date tutte le vibrazioni e le botte che hanno incassato.
La Sprengisandur vista così sembra un esperienza orribile; in realtà mi ha regalato dei momenti incredibili che faccio fatica a descrivere ma che a viverli ed ad esserci immerso mi hanno lasciato davvero a bocca aperta… a partire dai paesaggi incredibili, dai bagni nelle pozze a 40° quando un attimo prima stavo morendo di freddo, alle memorabili battute di pesca a trote selvagge in fiumi e laghi mai visti… fisicamente sono a pezzi ma mentalmente va alla grande. In questo momento mi trovo ad Holmavik, all’ingresso degli Westfjords. Purtroppo i ritardi accumulati dovuti al bagaglio perso e al vento contrario mi costringeranno probabilmente a fare dei tagli sul percorso che mi ero prefissato ma va bene così…

8/8
Scusatemi tutti per i mancati aggiornamenti ma essendoci stati giorni di tempo coperto non ho avuto modo di ricaricare il telefono utilizzando il pannello solare. Allora, sono appena rientrato e devo dire che i giorni appena finiti in Islanda mi hanno regalato un’avventura davvero incredibile. Il fatto che la macchina fotografica si sia rotta subito con la tempesta di sabbia del deserto mi ha permesso di godermi ancora di più lo spettacolo offertomi da questi posti pazzeschi.
Dopo il deserto mi sono diretto verso i fiordi di Nord Ovest che purtroppo a causa di una strada chiusa ho preferito non vedere e cambiare itinerario optando per pedalare in direzione della penisola di Snaefellsness a favore di vento. Viaggiando in Islanda mi sono accorto che pedalare su quelle strade è quasi più simile ad andare a vela: controvento non si va da nessuna parte. Ho imparato a valutare le tappe restanti in base alla direzione del vento e giocarci, perché a contrastarlo ci si spacca solo le gambe… nei momenti di vento a favore sono riuscito a pedalare molto facendo tappe anche da 200km. Nei momenti di vento contrario conveniva fermarsi e sfruttare il tempo per pescare, procacciarmi del cibo (funghi e frutti di bosco) e far volare un aquilone che mi sono costruito. La penisola di Snaefelssness (non so se si scrive così) è davvero un posto pazzesco (dove c’è il vulcano che secondo Verne scende al centro della terra, dove c’è la discesa che Ben Stiller affronta con il longboard ne “i sogni segreti di Walter Mitty”, dove ci sono posti pregni di miti e leggende in cui sembra di stare dentro una favola dei fratelli Grimm). Di sicuro più turistica dei fiordi di nord ovest ma che sono stra contento di aver visto almeno una volta nella mia vita.
Alla fine del viaggio i chilometri percorsi sono circa 1300 in 10 giorni di cui 200km di strada gravel messa davvero male. Le emozioni provate e i ricordi che mi rimarranno per tutta la vita di questo viaggio sono davvero tante. Volevo quindi ringraziare i ragazzi di Lambda e tutti quelli che mi hanno seguito, motivato e che si sono preoccupati per me durante questa piccola avventura.
Durante questi giorni on the road ho riflettuto sul significato del concept di Lambda che a dire al vero non mi è mai stato totalmente chiaro: quando ho preso la decisione di affrontare un viaggio in questo modo, come penso si sia capito, non volevo certamente vivere la solita vacanza; il fatto di viaggiare così mi ha permesso realmente di vivere al massimo e non solamente sopravvivere. Per vivere al massimo non ho dovuto certamente essere Bear Grylls o un campione di qualcosa ma solamente posizionare l’asticella e scegliere una sfida che fosse su misura per me. Volutamente non mi sono preparato troppo logisticamente. Ecco perché ho scelto di viaggiare con Lella (una bici da 16kg regalatami dal nonno e con cui lui ha vissuto la sua passione) e non con una Specialized da 8kg, ecco perché per questa avventura ho scelto di mettermi anche io una maglietta Lambda invece che una maglietta tecnica della Odlo. Le cose che utilizziamo per vivere le nostre avventure le rendono tali e le vivono assieme a noi. Ecco perché non scambierei Lella per una Specialized da 5000€ ne scambierei la mia maglietta Lambda per una Odlo da 150€.

Go Big!
Pietro Mercuriali (Piter).

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