Over 4000

 

26 cime di cui 18 in solitaria.
1300km in bicicletta e 20000 metri di dislivello positivi.
634km a piedi per 46000 metri di dislivello positivi.

 

Ho deciso di scalare 26 dei 4000 dell’arco alpino usando una bici per muovermi da un punto all’altro ed evitando impianti di risalita. Mi sono reso quasi del tutto autonomo portandomi il necessario per campeggiare, scalare e soprattutto vivere.
Durante l’anno ho studiato le mappe, i percorsi più convenienti, i pericoli oggettivi e delle vie di uscita per le emergenze. Ho pensato ad ogni cosa senza tralasciare nulla al caso, ovvio è però che in un viaggio di questa entità è impossibile prevedere tutto.
La cosa quindi più importante e difficile è riuscire ad adattarsi velocemente ad ogni situazione.

Milano – Campo Moro – Bernina – Teglio
Martedì 12 giugno alle 5.00 di mattina parto da Milano per raggiungere Arquino, un paesino in val Malenco dove monto la tenda. Il giorno successivo mi spetta il dislivello più duro e il primo giorno di avvicinamento al Bernina. Nonostante la continua pioggia parto di buon mattino e arrivo a Campo Moro per pranzo. Dopo aver riposato e mangiato, insieme ad un mio amico, partiamo per la prima vetta di quest’impresa.
Sia a causa dei primi due stancanti giorni di bici, sia per l’enorme quantità di neve presente sul ghiacciaio impiego un giorno in più a raggiungere la cima. Mi ritrovo infatti a dover fare traccia per tutta la salita affondando fino alle ginocchia nella neve.
Impiego quindi molto più tempo del previsto per arrivare sotto la vetta dove si trova il rifugio Marco e Rosa (3600 metri).
Con tutta quella neve sulla cresta risulta troppo rischioso affrontare la salita. Decido di dormire nel rifugio e provarci all’alba successiva.

“In questo momento sono completamente isolato e nonostante mi senta al sicuro pervade in me un forte senso di inquietudine e l’ansia mi divora: non so come saranno le condizioni della cresta, il cellulare non prende, non posso sapere le condizioni meteo del giorno successivo.

La notte passa e faccio strani sogni.
All’alba inizio la salita, è freddo a causa di un vento moderato, ma la neve sembra in ottime condizioni. Sulla cresta dopo la spalla del Bernina mi trovo su una cresta di neve sottilissima. Sono costretto a demolire le cornici di neve e proseguire traversando sulla parete calibrando ogni passo con la massima attenzione.
Finalmente alle 7 di mattina del 15 giugno raggiungo la prima cima di questa impresa.
Da li alle 16.30 circa sono di nuovo a Campo Moro dove prendo la bici e arrivo a casa di un amico a Teglio in Valtellina.

Teglio – Bernina Pass – Julia Pass – Furkapass -Grimselpass
Sono passati 7 giorni dalla pausa a Teglio.
Dall’ultimo aggiornamento ho percorso circa 270 km e superato più di 6000 mt di dislivello affrontando il Passo del Bernina, lo Julia pass, l’Ober pass, il Furka pass e il Passo del Grimsel. I panorami che ammiro sono assolutamente stupendi: giganteschi pascoli, boschi bellissimi, paesini arroccati e un sacco di laghi mozzafiato.

Grimselpass – Oberaarjoch- Gemschlicke – Finsteraarhorn
Dal passo del Grimsel raggiungo con molta fatica il passo dell’Oberaarjoch e, dopo aver trovato un bel loco per la mia tenda, finalmente mi accampo a 3200 mt.
Il mattino seguente parto dal passo in direzione del valico successivo Gemschlicke (3330mt ).
Arrivo in vetta alle 10 soddisfatto e in buone condizioni fisiche, da li solo 300 metri di discesa mi distanziano dalla tappa successiva : il Finsteraarhorn.
Purtroppo appena scavalco il valico invece di trovarmi un canale di neve ne trovo uno completamente asciutto, pieno di detriti e sfasciumi assai pericolosi.

“Subito mi sale un’angoscia feroce, infatti solo l’idea di dover rinunciare dopo tutti i km percorsi è davvero sconfortante.”

Ma di certo non me andrò senza tentare. Cominciò a scendere ma come previsto il canale diventa assai pendente e mi rendo conto che è impossibile proseguire se non rotolando.
È inutile, devo risalire!! Muoversi sui detriti e su terra molle con uno zaino del genere è davvero duro, impiego mezz’ora per fare 50 metri.
“Dover tornare indietro non è stato semplice dopo tutti i chilometri che ho fatto, per di più l’unica via alternativa che c’è mi verrà a costare ben 7 giorni e 136 chilometri a piedi in più.”

Grimselpass –  Fiesch – Finsteraarhorn
Il giorno seguente inizio a camminare sull’asfalto dal Grimsel pass verso il paesino Fiesch da cui inizia il lungo avvicinamento verso il Finsteraarhorn. Utilizzare gli scarponi da alta quota sull’asfalto mi procura quasi subito dei fortissimi dolori ai piedi… continuo comunque a camminare e la mattina dopo arrivo a Fiesch.
Da qui il giorno successivo riparto per la lunga salita verso il rifugio. Raggiunto e superato arrivo alla parte più bella dell’ascesa prima della vetta. Infatti la cresta finale del Finsteraarhorn si rivela molto divertente e aerea, alternando tratti di misto e roccia molto delicati ma mai duri a panorami davvero entusiasmanti.

Mönch – Saas-Fee – Rimpfischorn- Stralnhorn – Zermatt
La prossima vetta è il monte Monch, 4107m.
Ripercorro inizialmente la stessa strada per salire il Finsteraarhorn fino ad un colle a 3600 metri esattamente sotto la montagna il Monchsjoch. Purtroppo il tempo è brutto e sono costretto a rimanere immobile in tenda per due giorni.
Non è stato semplice rimanere solo per due giorni in mezzo alla nebbia a 3600 metri.

“Il vento gelido agitava la tenda, la nebbia limitava la vista, tutto questo abbinato alla solitudine mi rendeva inquieto, unica consolazione era il caldo del mio sacco a pelo.”

Finalmente la mattina di sabato il tempo migliora e scalo il Monch. Dalla vetta ho la possibilità di ammirare un panorama spettacolare; da una parte a nord il versante più gentile, ma comunque spaventoso del monte Eiger che sovrasta tutta la pianura svizzera che si estende a perdita d’occhio.
Da Fiesch arrivo in giornata a Saas-grund nella valle di Saastal, qui sono presenti numerosi 4000 delle Alpi.
Nascondo bici e borse e inizio la salita verso il Rimpfishorn.
Il 19 luglio inizio la scalata alle 3 di notte con tempo incerto. Sul ghiacciaio al buio fa freddo e il vento soffia, ma camminando mi scaldo.
Per mattina presto arrivo all’inizio di un canale ripido che porta alla cresta finale della montagna ma dall’orizzonte si nota un fronte di brutto tempo in arrivo. Così mi ritrovo su una cresta molto esposta con un vento fortissimo. La neve mi colpisce dolorosamente la faccia e gli occhi, la visibilità è nulla. Le nubi coprono ormai tutta la cima. Mi posiziono sulla cresta in un punto protetto per valutare il da farsi, ma il freddo avanza e così a soli 80 metri dalla vetta decido di scendere.
Effettuo una calata complicata per scendere dalla cresta.
Parecchio deluso, nella via del ritorno decido comunque di tentare una cima nelle vicinanze, lo Stralhorn.
Alle 10.30 inizio l’altra salita e alle 6 di sera dopo avere raggiunto la vetta arrivo al rifugio.
Dopo le varie disavventure causate dal maltempo decido di spostarmi nella valle accanto, vicino a Zermatt.
Il primo obbiettivo in questo bellissimo angolo della Svizzera è il Dom des Mischabel (4545 metri), montagna che non presenta grandi difficoltà alpinistiche.
Il tempo è orribile e sono costretto a stare fermo ben due giorni.
Controllo il meteo in modo ossessivo e pare esserci una bella finestra nella mattinata di lunedì 23 Luglio, cosi domenica parto speranzoso.
Alle 2.00 di lunedì mattina parto dal rifugio nel buio e circondato dalle nubi.
Dopo meno di 5 ore sono in vetta, come previsto il cielo si apre e posso osservare un bellissimo panorama.
Rimango in vetta quasi un’ora a godermi lo spettacolo.

Punta Nordend – Punta Doufour – Zermatt
Guardando la meteo sabato 28 sembra essere un’ottima giornata, cosi decido di partire verso due cime che avevo in mente da molto tempo.
Punta Nordend e Punta Dufour, cime alte più di 4600 mt.
Sarà una delle gite più dure, dovrò infatti affrontare un dislivello di 4460 metri in salita. Il giorno dopo alle 2 di mattina inizio a camminare.

“Il panorama notturno è bellissimo, solitamente vedo stellate strabilianti che tolgono il pensiero di qualsiasi sforzo fisico, stavolta sono sotto una bellissima luna piena che con la sua pallida luce illumina romanticamente l’enorme massiccio del Monte Rosa.”

Un’ ora dopo l’alba inizio ad attaccare la cresta nevosa e rocciosa della Dufour.
Volevo concatenare le due cime passando da un canalino che mi avrebbe risparmiato tante ore e tanti metri, purtroppo il canalino non è attrezzato, decido quindi di tornare indietro e risalire la Nordend lungo la via normale.
Alle 11.30 arrivo in vetta , una cima bellissima, come la sua vicina d’altronde, con una cresta spettacolare.
Dalla Nordend comincio la discesa con una breve calata. Finita la calata posso iniziare finalmente la lunghissima discesa verso Zermatt . Appena montata la tenda , sfinito, mi addormento.
Durante questi due giorni ho camminato per circa 27 ore percorrendo 76 km per circa 4500 metri di dislivello

Queste montagne sono uno dei più incredibili posti delle Alpi. Le cime del Monte Rosa trasudano storie di incredibili alpinisti e avere avuto la possibilità di percorrere queste creste e scalare queste altissime vette mi ha riempito il cuore di gioia.

Dopo questa ascensione riposo un giorno e mi preparo a partire per lasciare la Svizzera e tornare in Italia dopo quasi due mesi di permanenza in solitaria.

Champoluc – Breithorn – Castore – Champoluc
Il 1 agosto raggiungo Champoluc (260 km di bici da Zermatt), sotto il massiccio del Monte Rosa dal versante italiano. Dopo essermi riposato parto per compiere un’altra grande impresa di questo viaggio impervio. Undici giorni di permanenza in quota per scalare tutte le cime ufficiali del Monte Rosa, 18.
Il primo giorno accompagnato da due miei amici, i quali mi avrebbero salutato dopo la prima vetta, partiamo per raggiungere il Polluce.
Raggiungiamo la vetta del Polluce e procedo, a questo punto in solitaria, verso il Breithorn occidentale.
Torno poi al rifugio Guide D’Ayas punto di appoggio per questi giorni.
Il giorno seguente, 12 agosto, alle 3 di notte parto per giungere fino alla punta Margherita.
All’alba sono sulla vetta del Castore, da li traverso i Lyskam lungo una delle più belle e lunghe creste delle Alpi. Raggiungo poi la Zumstain a 4564 metri.
Il giorno seguente raggiungo altre 2 cime la Piramide Vincent e la Punta Giordani dopo di che scendo al rifugio Mantova.
Il 14 agosto mi spetta un lungo trekking, dal rifugio Mantova a Champoluc passando per Staffal, salendo al colle della Bettolina e scendendo di nuovo a Champoluc impiegando ben 10 ore senza cibo ormai finito.

Courmayeur – Monte Bianco – Gran Paradiso – Milano
La mattina del 19 agosto parto da Champoluc entusiasta di affrontare una nuova missione ma al tempo stesso un po’ triste di lasciare la calda accoglienza ricevuta dai miei amici, ma il dovere (o la pazzia) chiama.
Percorro con la bici 84 km per raggiungere i miei nonni in una frazione del paesino La Salle a 15 km circa da Courmayeur Mont Blanc
Il Monte Bianco è vicino e più si avvicina e più mi spaventa.
Per salirlo devo aspettare due fortissimi alpinisti che saranno disponibili solo dopo domenica 26.
Cosi in questi giorni, sfrutto il tempo per allenarmi .
Decido di partire sabato 25 per una cima a cui sono molto legato, il Gran Paradiso.
Parto il 25 agosto da Villair e dopo 40 km di bici sono sotto la montagna ,alle 2 di notte inizio la salita e dopo circa 5 ore sono in vetta.
Il motto rimane sempre lo stesso: GO BIG.
Dopo il Gran Paradiso l’ultimo obiettivo che avevo in programma era il Monte Bianco: il re delle alpi!
Purtroppo i miei due amici non si sono resi disponibili ad affrontare l’ascesa sia a causa del meteo pessimo, sia per impegni vari.
Mi trovo cosi solo di fronte a questo colosso meraviglioso!
Siamo a fine stagione le condizioni sono pessime, infatti avrei dovuto iniziare a camminare all’una di notte in mezzo a uno dei più pericolosi ghiacciai delle alpi, il ghiacciaio del Dôme.
Essendo in solitaria decido di non rischiare, stavolta le incognite sono troppe.
Lunedì mattina alle 5 parto da La Salle, percorro 220 km e alle 16.40 sono a casa mia a Milano, dove esattamente 83 giorni fa ero partito.

Non ho mai utilizzato nessun mezzo a motore, nessun impianto di risalita, nessun mezzo se non la bici o le mie gambe.

Luigi Peverelli


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