Pensieri di viaggio.

Sempre il surf, è sempre il surf che ormai da 3 anni a questa parte mi spinge a viaggiare il più possibile in cerca di un posto migliore, di un’onda migliore.
Proprio per questo motivo quest’anno ho deciso di andare in Sud America.
Ho viaggiato in compagnia di Tom e Nadia, una coppia di ragazzi australiani di South West Rock, conosciuta 2 anni fa sulle coste a Nord della Spagna.
Accordato il punto di incontro in un paesino del nord del Perù, Mancora, compro un biglietto di sola andata da Milano Malpensa direzione Guayaquil (Sud Ecuador).
Il volo di andata è fissato per il 5 gennaio, scalo abbastanza agile a Madrid e poi un altro per rifornimento a Quito prima di arrivare a destinazione per le ore 10.30 del mattino (ora locale).
Da qui mi incammino con zaino e tavola sotto un caldo sole in direzione del terminal dei bus iniziando così la mia avventura sud Americana.
Giunto al terminal, che più che un terminal sembra un vero e proprio centro commerciale stracolmo di persone, capisco subito di quanto siano molto più utilizzati i trasporti su ruote in America latina.

Con grande felicità mi viene detto che il primo ed unico bus che mi può portare a Mancora parte alle 19.30 pm. Ora sono le 11 del mattino e scopro quindi che mi mancano solo 8.30 ore da aspettare in una specie di centro commerciale sovraffollato senza molto da fare se non aspettare e leggere, leggere e aspettare e cosi via…
Mi ritrovo così seduto su una sedia all’interno del terminal con un quaderno in mano e con la mente che comincia a divagare facendo strane riflessioni, dovute probabilmente all’eccessiva quantità di tempo.

“Penso a quanto l’attesa occupi sempre una grande parte di ogni viaggio. Che si tratti di attendere in un aeroporto, in un qualsiasi altro luogo aspettando il prossimo mezzo di locomozione o seduti in una spiaggia guardando il mare aspettando, magari per giorni, magari per sempre, che arrivi la mareggiata che tutte le notti si sogna.”

Direi quasi che è il prezzo da pagare, non monetario, per potersi gustare al meglio l’arrivo. Infatti più un viaggio è lungo e più è lunga l’attesa. Si passa quindi da una condizione iniziale, nella nostra vita di tutti i giorni, in cui attendere sembra sempre una perdita di tempo ad una situazione in cui attendere può diventare un momento utile per noi e gli altri. Ovviamente in questi lunghi momenti mi chiedo, immagino, come sarebbe se non avessimo mai da aspettare o, estremizzando un po’, se avessimo il famigerato teletrasporto.
Ogni volta però mi sembra di giungere alla stessa soluzione, arrivo sempre a sostenere che non sarebbe affatto bello come si dice. Penso che l’avere il teletrasporto o comunque togliere l’attesa, appiattisca la nostra esperienza, niente avrebbe più un senso, un prezzo.
Finalmente si fanno le tanto attese 19.30 e inaspettatamente, con puntualità svizzera/sudamericana, arriva il pullman. Incredibilmente arrivo a destinazione (Mancora) due ore prima del previsto. Mi ritrovo così alle 3 di notte, tutto stordito dal sonno, in un paesino del Perù senza nessun soldo locale (Soles), a dover trovare un posto dove dormire senza alcuna praticità della lingua.
Per fortuna assieme a me scendono una coppia di ragazzi colombiani i quali, avvantaggiati dalla conoscenza dello spagnolo, riescono a trovare un posto ancora aperto dove pernottare.
Finiamo quindi col passare tutti e tre la notte nella stessa stanza così da risparmiare sul costo della camera.

Il giorno successivo mi muovo in un posto un attimo più permissivo economicamente e mi ritrovo così nel Camping del Don Tito dove monto la mitica amaca, regalatami dalla Orsola. Ho anche la possibilità di poter cucinare, ottimo per risparmiare. Passo cosi i primi miei tre giorni nel paese di Mancora, famosa meta surfistica grazie ad un’onda particolarmente bella che si forma proprio di fronte alla spiaggia principale. Si può affermare con una certa sicurezza che sia stata proprio quest’onda a renderlo famoso e di conseguenza commerciale. Nei tre giorni trascorsi ho modo di realizzare che non è sicuramente questo il lato del Sud America che mi piacerebbe conoscere. Infatti la fama del posto lo ha reso ormai saturo di persone, locali, discoteche ecc… Diciamo che non fa per me!

Finalmente mi raggiungono Tom e Nadia, provenienti dal sud del Perù, con i quali decidiamo di spostarci a Los Organos, un paesino poco più a sud di Mancora, a circa 20 minuti di bus. Nel nuovo pueblo si respira chiaramente un’altra aria, si ascolta tutt’altra musica. Il silenzio, la calma, e il numero ridotto di turisti fanno subito pensare ad un posto di maggior livello e con onde molto meno affollate!!
Troviamo così una casa dove potere dormire a circa 200 metri dal surf spot. Grezza al punto giusto, con cucina e sempre con la possibilità di poter appendere l’amaca nel giardinetto così da ottenere un prezzo molto ridotto per notte rispetto all’affitto di una stanza.
Prenotiamo così per due settimane che verranno spese praticamente con sempre quella stessa routine che però non mi stancherà mai. Sveglia-surf-colazione-surf-pranzo-surf-cena-letto/amaca, ovviamente il tutto accompagnato da qualche birretta e grandi abbuffate.

“Assurdo pensare che uno dei motivi principali, tolto l’aspetto sportivo e della passione per il surf, che mi spinge a viaggiare è quello di rompere quella routine che inevitabilmente finisce per inglobarci nella vita di tutti i giorni. Un continuo fare le stesse cose, vedere le stesse persone e portare avanti le stesse abitudini che ormai sono talmente usuali che quasi non ce ne rendiamo conto. Assurdo pensarlo perché d’altro canto nel momento in cui viaggio, surfo, l’aspetto della routine che si viene a formare non mi spaventa affatto, anzi..”

Passano, volano, così le due settimane durante le quali troviamo onde di grande qualità e la passione, la voglia di migliorare mi ossessionano sempre più, così da portarmi a surfare il più tempo possibile e quando non si surfa.. beh si parla di quello…
Prenotiamo il bus che ci porterà a Montanita in Ecuador il 22 gennaio 2018 partendo la sera e arrivando al mattino.
L’aspetto positivo del viaggiare di notte, oltre al fatto che è più facile dormire, è il non potere vedere fuori dal finestrino. Ciò ti permette di godere a pieno dei cambiamenti che si possono avere tra un paese ed un altro.. un po’ come quando nel rivedere un bambino a distanza di un po’ di tempo ci si accorge molto più di quanto sia cresciuto rispetto al vederlo quotidianamente.
Così quando mi sveglio, ormai in Ecuador, subito mi accorgo di essere in un altro posto e che c’è qualcosa di decisamente diverso.
Da Montanita, un altro di quei paesini ormai impraticabili grazie all’eccessivo turismo e strumentalizzazione della bella onda che lo contraddistingue, ci muoviamo in un paese a circa 10 muniti di bus verso il nord, Olon, meno famoso ma comunque un bel beach break molto constante.

Qui, come a Los Organos, la situazione sembra totalmente diversa, le persone più reali, e il turismo non è ancora riuscito a distruggere la natura e la cultura delle persone.
Ci sistemiamo quindi in una casetta molto vicino al mare dove ho sempre la possibilità di potere appendere l’amaca in una specie di terrazza al primo piano. Ed è proprio da questo posto, seduto su una sedia a dondolo, guardando il giardino sotto di me che comincio a fare strani pensieri e quindi a scrivere, per non dimenticare, su quale effettivamente sia quel fattore che rende l’Ecuador, per me, così diverso dal Perù. Guardandomi attorno, infatti, mi accorgo sempre più di quanto la presenza di acqua influenzi, non solo la possibilità di vivere in un paese piuttosto che in un altro, ma anche e soprattutto la cultura e il modo di vivere di un Paese intero. Infatti oramai con l’efficienza dei mezzi di trasporto e strumenti tecnologicamente efficienti accessibili a tutti, la scarsità di acqua si può supplire con qualche esborso economico in più. Ma è proprio il fatto che l’acqua venga considerata come un costo fisso al quale non si può ovviamente fare a meno a incidere sul pensiero generale delle persone e ne influenza quindi il modo di vivere.
Non solo la vegetazione è molto più ricca e verde, non solo l’aria è pulita e il clima un poco più mite, ma la presenza di acqua toglie una grande preoccupazione. Ed è proprio questa non paura, non pressione di ricercare l’acqua di continuo a creare una tranquillità, stabilità mentale da parte degli ecuadoregni. Già uno dei primi filosofi dell’antica Grecia assimilava l’acqua come archè del mondo, come principio e fondamento della realtà… Come dargli torto?! D’altronde senza acqua nessuno può vivere quindi.. Sarà che l’Ecuador è più ricco rispetto al Perù, sarà che la gente è meno preoccupata, sarà una mia percezione particolare, sarà quel che sarà, ma mi piace assimilare questo strano modo in cui mi piace l’Ecuador all’ abbondante presenza di acqua (l’Ecuador infatti è considerato uno dei paesi più piovosi del sud America).

Il tempo passa e la nostra routine continua con regolarità, finché ci sono onde si surfa, poi nei momenti di condizioni meno favorevoli si approfitta della sventura e si fanno viaggetti giornalieri in giro per la costa ad esplorare nuovi posti e vedere un po’ cosa ha da raccontarci l’Ecuador.
In men che non si dica giunge il momento di volare alle Galapagos, alla detta di tutti uno dei posti più incredibili e unici del mondo.
Convinto dai miei amici australiani decido anche io di prendere il volo per le isole, comunque impaurito dal costo della vita in quei posti, ma incoraggiato dalla qualità delle onde. Essendo in mezzo all’oceano infatti uno dei problemi principali per i turisti non troppo facoltosi è proprio quello economico. Fortunatamente all’arrivo ci accorgiamo che comunque la situazione è più sostenibile di quanto ci avevano detto e, dopo una lunga ricerca, troviamo anche un posto per dormire dove posso comunque appendere la mia amata amaca e pagare lo stesso di quanto pagavo in Ecuador per notte, mica male…
L’arrivo è di forte impatto, la natura, gli animali sono qualcosa di incredibile e inaspettato. Dopo un breve giro per le principali spiagge andiamo finalmente a vedere un paio di surf spot. Le onde sono stupende. Surfare alle Galapagos è stato qualcosa di unico, circondato da tartarughe e leoni marini, accompagnato da onde di massima qualità senza molta gente in acqua, il top insomma.
Trascorriamo quindi una settimana nell’arcipelago tra i più belli del mondo trascorrendo le giornate surfando e facendo snorkling in tutte le spiagge dove ci è permesso di andare senza alcuna guida turistica (infatti nelle isole solo il 3% del territorio è accessibile a tutti.. per il 97% rimanente è necessario avere una guida che costa almeno 100 euro per una giornata… non fa per noi).

“Mi scusi come?? Forse lei non ha capito, io devo andare a casa! Non posso rimanere qui, non mi sento bene la prego mi faccia passare, dai!! Cosa?? Niente da fare?? Forse non ha capito che qui non posso stare, ho il volo tra 1 ora cazzo!!”.
Questo è stato il momento in cui ho realizzato che non sarei riuscito a prendere l’aereo di ritorno per tornare in patria. Infatti a causa di una intossicazione alimentare e una serie di sfortunati eventi che si sono susseguiti tutti insieme nello stesso momento mi sono ritrovato nell’aeroporto di Guayaquil, senza un volo aereo per il ritorno e con il vomito che ad ogni sorso di acqua si fa sentire… che situazione…
Durante la notte (non delle migliori) passata in aeroporto mi sono ritrovato ancora una volta a dover aspettare, questa volta, quasi più di un giorno per prendere l’aereo. Attendendo ripenso a quando arrivato ho dovuto attendere quasi un giorno intero al terminal terrestre per prendere il pullman che mi avrebbe fatto iniziare il mio viaggio… e adesso per terminarlo, così come per iniziarlo, mi tocca un’altra attesa.

In questi casi mi dico sempre che la fortuna sta proprio nel fatto che il tempo, che lo si voglia o no, scorre sempre!

Carlo Gallizia

Scrivici

Scrivici una mail oppure passa presto in Lab per una birra!

0